L’IMPORTANZA (E LA BELLEZZA) DELLA RIPRESA SPONTANEA DELLA PINETA DI CERVIA – di Nicola Merloni

 

 

La ripresa spontanea del bosco dopo la distruzione causata dalla tromba d’aria del luglio 2019 si può apprezzare in modo particolare nella parte più occidentale dell’area distrutta, tra la ferrovia e la via Stazzone, dove una quantità notevole di giovani arbusti sta ricrescendo dopo quel tragico evento.

La ricrescita spontanea in quella zona andrebbe rispettata e favorita, evitando rimboschimenti ed interventi di qualsiasi tipo, per vari ordini di motivi che possono essere così sintetizzati:

NATURALISTICI – Un bosco non è un insieme di organismi viventi, ma piuttosto un insieme di «relazioni» che si creano spontaneamente fra quegli organismi. La natura che si riorganizza autonomamente dopo la distruzione procede secondo ritmi e dinamiche che ne garantiranno il successo ed il futuro equilibrio meglio di qualsiasi intervento umano, perché in natura le piante non si distribuiscono a caso, ma lo fanno assecondando specifiche esigenze ecologiche e adattamenti a quel particolare ambiente.

Non dimentichiamo che da tempi immemori l’uomo ha edificato le pinete secondo esigenze produttive ed estetiche, creando formazioni in un certo senso artificiali, non sempre in equilibrio con gli elementi edafici e climatici. Quindi la spontanea evoluzione di una zona prima arbustiva e poi boschiva potrebbe assumere un grande valore naturalistico, favorendo quella biodiversità che l’uomo coi suoi interventi per lo più osteggia o distrugge. Anche la semplice «preparazione» di un’area per i rimboschimenti comporterebbe poi la distruzione del soprassuolo e l’eliminazione degli invertebrati, dei funghi, dei batteri fondamentali per la vita vegetale, rallentando o addirittura bloccando per lunghi periodi l’instaurarsi di quei processi simbiotici che garantiscono equilibrio e resilienza nel tempo.

SCIENTIFICI – Già il grande naturalista Pietro Zangheri studiando la Pineta di Cervia quasi un secolo fa capiva che questa, rispetto alle altre pinete storiche di San Vitale e di Classe, presenta una forte componente di specie vegetali a distribuzione più meridionale, tipiche della macchia mediterranea; basti citare il leccio (Quercus ilex), la fillirea (Phillyrea angustifolia), la ginestrella (Osyris alba), la rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), la robbia (Rubia peregrina), l’alloro (Laurus nobilis). Queste specie crescono nella nostra pineta assieme a quelle tipiche dei querceti caducifogli, come la farnia (Quercus robur), la roverella (Quercus pubescens), il biancospino (Crataegus monogyna), il ligustro (Ligustrum vulgare), il prugnolo (Prunus spinosa), la rosa canina (Rosa canina), dando luogo ad un tipo di formazione vegetale unico nei litorali ravennati.

Le numerose specie di arbusti tipici dei querceti termofili caducifogli e della macchia mediterranea che rinascono spontaneamente dopo la tromba d’aria del luglio 2019 rivelano la peculiarità del luogo dove sorge la Pineta di Cervia: un territorio di transizione fra la zona mediterranea a sud e quella medioeuropea a nord. Questa caratteristica, già descritta quasi un secolo fa dal grande naturalista Pietro Zangheri, contribuisce a rendere particolare la nostra pineta rispetto alle altre pinete ‘storiche’ di San Vitale e Classe.

 

DIDATTICI – In tempi in cui l’educazione ambientale è diventata imprescindibile in ogni ordine di scuola, poter disporre di un ambiente ad evoluzione spontanea in cui condurre visite guidate per sensibilizzare i giovani alle dinamiche dell’ecologia e alla biodiversità locale sarebbe della massima importanza.

L’erba perla azzurra (Aegonychon purpurocaeruleum), che deve il suo complesso nome scientifico ai fiori che durante la maturazione variano dal porpora al blu, è una specie erbacea tipica dei querceti termofili, aperti e luminosi. La sua presenza, assieme a quella del camedrio (Teucrium chamaedys), può fornire indicazioni sulla vocazione vegetazionale del nostro territorio pinetale.

Ricrescita spontanea di biancospino (Crataegus monogyna), roverella (Quercus pubescens), camedrio (Teucrium chamaedrys), specie dei querceti caducifogli termofili, cui si accompagna quella di pungitopo (Ruscus aculeatus), asparago pungente (Asparagus acutifolius), ginestrella (Osyris alba), specie caratteristiche della macchia mediterranea.

 

ECONOMICI – Lasciare la pineta al suo spontaneo rinnovamento non costa nulla in termini di acquisto di specie arboree e manodopera per l’impianto e la successiva manutenzione dei rimboschimenti. In un ambiente lasciato alla libera evoluzione potrebbe rendersi necessario al massimo il controllo manuale del rovo (Rubus ulmifolius), vigorosa specie arbustiva che dopo la compromissione degli strati arboreo ed arbustivo dovuti ad eventi come una tromba d’aria potrebbe divenire invasiva in virtù della sua eccezionale ripresa vegetativa. Interventi manuali che sarebbero comunque mirati al controllo di un’unica specie, rigorosamente programmati e limitati nel tempo e nello spazio.

 

GESTIONALI – Disporre di un modello di rigenerazione spontanea della pineta potrebbe suggerire il tipo di intervento più «naturale» e quindi appropriato per futuri rimboschimenti. Tanto più in tempi in cui gli eventi meteo estremi e i conseguenti danni alla pineta potrebbero diventare frequenti, a causa delle alterazioni climatiche.

 

Per tutte le ragioni sopra elencate ritengo quindi che sarebbe un grave errore procedere anche in quest’area alla pulizia del sottobosco e all’impianto di giovani alberi come già è stato fatto nella zona più orientale dell’area distrutta.